Maurizio Bettini al Liceo Zucchi: riflessioni e fotografie
Lunedì 27 aprile 2026 nell'Aula Magna "Primo Levi", in chiusura della XX edizione di Incontrare i classici abbiamo avuto l’opportunità di ospitare il Professor Maurizio Bettini, uno studioso che non ha bisogno di presentazioni, da decenni protagonista degli studi del mondo antico, particolarmente quello latino, autore di numerose pubblicazioni specialistiche e divulgative, per molti decenni docente ordinario presso l'Università di Siena e visiting professor presso importanti atenei stranieri, tra cui Berkeley e Parigi, fondatore e direttore del Centro Antropologia e Mondo Antico, cofondatore della Associazione Antropologia e Mondo Antico.
Il professore ha tenuto una lezione su "Chi ha paura dei Greci e dei Romani? Dialogo e cancel culture", guidando i numerosi studenti, docenti e cittadini presenti a riflettere sul complesso rapporto tra preservazione della memoria e giudizio critico sulle testimonianze culturali del passato e dei classici in particolare. L'idea di cancellare le tracce del passato è nata soprattutto in America ad opera della cultura woke, nell'intento di correggere, in qualche modo se possibile riparare a torti perpretati nel passato (pensiamo ad esempio al sanguinoso genocidio delle popolazioni amerinde che ha accompagnato l'occupazione europea del Nuovo Continente), o anche solo di respingere la celebrazione di opere letterarie che contengono messaggi violenti o disciminatori secondo la sensibilità moderna (si pensi ai poemi omerici, ad esempio).
Il tema è delicato, perché coinvolge il nostro modo di essere di fronte al passato e di fronte a noi stessi: non si tratta certo di cancellare la storia e di censurare, o peggio riscrivere le opere letterarie appartenenti ad una cultura diversa a causa di quei tratti, passaggi, situazioni che oggi disapproviamo, ma nemmeno di accogliere acriticamente ogni testo o fatto del passato come giustificabile in virtù del contesto culturale in cui è stato prodotto. Si tratta piuttosto, secondo la felice espressione del Professor Bettini, di "riumanizzare" i classici, ovvero di riconoscerne la testimonianza di umanità a tutto tondo, con cui è opportuno e davvero tanto utile confrontarsi, per poter leggervi i tratti accostabili alla nostra umanità e quelli che se ne distanziano maggiormente, e capire meglio noi stessi e gli altri, ciò che siamo e anche, perché no, ciò che non siamo.
Si tratta di cogliere, accanto ai contributi così significativi offerti dalle lingue e culture classiche (la dialettica filosofica, la poesia sublime, il teatro, la prima riflessione e pratica democratica, l'architettura e l'ingegneria, le intuizioni scientifiche, la riflessione etica, e tanto altro) quelle sfaccettature anche meno nobili dell'esistere dell'uomo sulla terra (la guerra, la violenza, la schiavitù, la discriminazione, le stesse meschinità quotidiane testimoniate nella commedia, nelle lettere, nelle orazioni) che forse abbiamo per alcuni aspetti superato, ma che per altri sono ancora parte della nostra esperienza politica, sociale e personale, anche se forse in modi diversi, a ricordarci che, pur avendo a disposizione gli strumenti (in gran parte peraltro ereditati dagli antichi) per esercitare il nostro giudizio critico, siamo a nostra volta esposti ai giudizi delle generazioni che verranno, e che dobbiamo pertanto rinunciare alla presunzione di rappresentare, solo perché ultimi (per ora) in ordine cronologico, l'ultimo e più alto approdo del progresso culturale e civile dell'umanità.
La riflessione su questi stimolanti spunti, alimentata utleriormente dalle numerose domande seguite alla relazione del professor Bettini, è proseguita nelle classi, dove gli studenti si sono dimostrati particolarmente colpiti dalla rilevanza della tematica e dalla frequenza con cui essa è riscontrabile nella sensibilità contemporanea. Forse proprio questo riscontro ci convince una volta di più della centralità dello studio del passato per la comprensione dell’esperienza umana e quindi di noi stessi.
Pietro Cappelletto
